“Nothing or Something”: il nostro coro canta un brano per Lubna Alyaan

Un brano che nasce dalla memoria e prende voce attraverso i bambini, trasformando la musica in relazione

In aprile, a Pesaro, abbiamo vissuto una giornata che porteremo con noi a lungo.

La registrazione di Nocturne n. 6, “Nothing or Something” non è stata solo un lavoro musicale, ma un momento fatto di presenze, ascolto e incontri veri.

Al centro di questa esperienza ci sono i suoi autori: il M° Alberto Nones e il compositore palestinese Mahmoud Abuwarda.
La loro collaborazione nasce da un legame artistico e umano profondo, che attraversa distanze geografiche ma trova nella musica un linguaggio comune, condiviso.

Per Mahmoud Abuwarda, questo brano ha anche un significato ancora più personale.

È dedicato a Lubna Alyaan, giovane violinista palestinese e sua allieva.
Aveva solo 12 anni. La sua vita è stata tragicamente interrotta, insieme a quella della sua famiglia, il 21 novembre 2023.

Una perdita che tocca da vicino.
E proprio per questo affidata alla musica.

Non per spiegarla.
Ma per non lasciarla cadere nel silenzio. È da qui che nasce Nothing or Something: da un legame, da una memoria, da qualcosa che non può essere dimenticato.

In questo spazio così delicato, ci sono stati loro: le bambine e i bambini del nostro coro di voci bianche, Il Giardino delle Voci.

Sono arrivati con la loro semplicità, con la loro curiosità, con quel modo unico di stare nelle cose senza filtri.
Hanno ascoltato, provato, si sono messi in gioco.
E, poco alla volta, hanno dato voce a qualcosa che non è facile da dire.

Non hanno “eseguito” un brano.
Lo hanno abitato.

E in quel momento la musica è diventata davvero ciò che cerchiamo ogni giorno di costruire insieme: un’esperienza viva, condivisa, capace di mettere in relazione.

Grazie a loro, per come sanno esserci.
Perché ogni volta ci ricordano che la musica, prima di tutto, è un modo per stare insieme.

Accanto a Nones e Abuwarda, i musicisti  coinvolti nel progetto: il direttore del coro Aldo Cicconofri, il violinista Marco Santini e il baritono Gabriele Spina.

Quella giornata non è stata solo una registrazione. 

È stata un incontro.
Un tempo condiviso.
Un modo per trasformare qualcosa di difficile in qualcosa che può essere ascoltato, accolto, custodito.

E forse è proprio questo che rimane.

Non “niente”. Qualcosa.